IDHEA

​​Studio di Psicologia e

Psicoterapia Integrativa Relazionale

 

23/03/2014, 00:23



La-Psicoanalisi-Relazionale-Contemporanea


 La " Psicoanalisi Relazionale contemporanea" è composta da tre principali



La lotta dinamica che rimane centrale per tutta la vita è quella tra il bisogno potente di instaurare, mantenere e proteggere legami intimi con gli altri e i vari tentativi di sottrarsi alle sofferenze e ai pericoli che quei legami comportano, al senso di vulnerabilità, alle minacce di delusione, di oppressione,     di sfruttamento e di perdita. 
(Mitchell, 1988)
orientamenti teorici:
la Psicologia del Sé di Kohut,
l'orientamento dei neo kohutiani contemporanei con la prospettiva del modello Intersoggettivo, e
la Psicoanalisi Relazionale di Mitchell.
Siamo decisamente lontani dalle concezioni di Freud, per quanto rispettabili rispetto alle conoscenze dell'epoca, soprattutto se si pensa che oggi ci avvaliamo dei risultati delle ricerche sullo sviluppo della psicologia umana e soprattutto infantile su cui tutti concordono, provenienti dagli studi di quegli autori che si ritrovano dentro il movimento denominato ”Infant Research” (un nome per tutti è Daniel Stern), e del contributo di informazioni proveniente dalle neuroscienze.
I principi ispiratori dell'approccio relazionale in psicoanalisi sono:
le proposte di Mitchell, secondo cui lo sviluppo individuale avviene dentro una "matrice relazionale" che ogni persona costruisce attraverso le sue esperienze affettive significative infantili e nel corso della vita, quando è in contatto con chi si prende cura di lui o i suoi simili.

La teoria di Kohut, che invece ci ha aiutato a comprendere le persone che soffrono di una mancanza di autostima, o che hanno difficoltà a provare empatia, o provano un forte senso di vergogna o di dolore in generale per la mancanza di buone relazioni con gli altri: la radice sarebbe nel fallimento genitoriale a sostenere o provvedere ai bisogni relazionali dei figli, soprattutto di validazione e rispecchiamento.

Le indicazioni dei ricercatori dell'infant research, secondo i quali lo sviluppo non si realizza tanto per processi maturativi, quanto per processi interpersonali, nel senso che le funzioni psichiche dipendono dalla qualità dell'incontro intersoggettivo dei partecipanti all'interazione. Con il lavoro di D. Stern, quello di B. Beebe e F. Lachmann e di altri, la regolazione affettiva interpersonale come risultato sistemico di un contesto interattivo, è emersa in tutta la sua importanza ed ha influenzato in misura determinante vaste aree della clinica.

Cosicchè, non ci sarebbe un conflitto intrapsichico o un blocco di sviluppo, ma le difficoltà psicologiche sarebbero l'espressione dell'interiorizzazione di “modelli relazionali” più o meno disturbati, da cui discende una difficoltà relazionale (per esempio nella interazione madre-bambino) come difficoltà a realizzare un “buon incontro” tra i soggetti, o buona sintonizzazione reciproca

Da queste premesse emerge che il lavoro psicoterapeutico dovrà prevedere:
-attenzione alle situazioni reali della vita, sia dell'infanzia che della vita adulta,  e la possibilità di ri-narrarle anche attraverso l'uso di metodologie non solamente linguistiche, facendo leva sulla comunicazione non verbale, corporea, artistica, ecc.
-la coesione del sé, sviluppare l'approfondimento delle paure del paziente verso la perdita dei legami o del contatto con la realtà, attraverso il non sentirsi integri o frammentati, soli o non in contatto con il proprio sé centrale in cui ritrovarsi
-convalidare le forme di autoprotezione  o di difesa che l'individuo utilizza, per salvaguardare una coesione del sé sufficiente alla "sopravvivenza psichica" di se stessi
Entrare in contatto con la dimensione autentica e spontanea del sé  messo da parte, isolato, svalutato, e provvedere ad  una soddisfazione dei bisogni relazionali fisiologici dello sviluppo di sé rimasti disattesi o non aiutati ad emergere.
In tale prospettiva:
Il terapeuta non ha più un ruolo distaccato, silenzioso, osservatore e neutrale: diventa centrale l'esperienza della relazione terapeuta-paziente, nell'ingaggiarsi reciprocamente in una collaborazione attiva
presentando una tecnica “amica" attraverso la creazione di una cornice amichevole e attendibile in un clima di sicurezza,
una regolazione affettiva ottimale  con l'uso della sintonizzazione e dell'empatia anche nell’identificazione precisa degli affetti che connotano le esperienze del paziente
facilitare la narrazione come possibilità anche di andare al di là di una verità essenzialmente storica, con l'uso dell'indagine e l'interpretazione come processo condiviso del dare insieme un senso,
ingaggiarsi in uno scambio sempre attento alla verifica  dei feedback reciproci, quelli del paziente al terapeuta, e quelli del terapeuta al paziente, in un'ottica intersoggettiva, lungo un percorso inteso come un “viaggio affettivo condiviso".                                                
                                                            
Testi di riferimento
Aron Lewis, (1996) trad. it. Menti che si incontrano, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2004
Stern D, (2004) trad. it. Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005
Mitchell A. Stephen, (1988) trad. it. Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 1993
Mitchell A. Stephen, (1993) trad. it. Speranza e timore in psicoanalisi, Bollati Boringhieri Editore, Torino, 1995.
Mitchell A. Stephen, (2000) trad. it. Il modello relazionale – Dall’attaccamento all’intersoggettività – Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.
Stolorow R.D., Atwood G.e. (1992) trad. It. I contesti dell'essere: le basi intersoggettive della vita psichica, Bollati Boringhieri, Torino, 1995.
 


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